Mar 27 2008

Giochi dis-educativi

C’e’ un giochino dedicato alle adolescenti.
Si chiama: Crea la tua Lolita. Una specie di second life per bambine
che invece che stare semplicemente a giochicchiare devono anche
rispettare dei target. Il gioco invita infatti a diminuire di peso e a
rifarsi il seno.

Ci sono gruppi di genitori e associazioni che hanno denunciato il
fatto che un gioco del genere può essere un chiaro invito
all’anoressia. Qui si spiega bene anche il perchè.

La questione però non si ferma certamente a questi estremi perchè di
giochi e giochetti apparentemente innocui la rete è piena. Lo standard
è abbastanza sessista perchè la maggior parte di essi, soprattutto
quelli di simulazione, attribuiscono alle donne ruoli precisi. Così
abbiamo la baby sitter che deve essere sveltissima a fare tutte le
faccende oppure abbiamo la cameriera che dovrà avere grande senso
dell’imprenditoria a tal punto da far evolvere una attività dal nulla.

Le figurine di donne o di bimbe vengono sempre mostrate con misure
che già vengono imposte nel mondo reale. Persino le guerriere hanno
tette da far spavento, vitino da vespa e bocca carnosa da urlo.

In fatto di ruoli imposti pensate anche ai vari Sims che propongono
avventure prefabbricate ed eteronormate in cui lo scopo primordiale è
quello di fare figli e poi accudirli con scadenze precise. Per fortuna
poi ci sono aree in cui il gioco è "libero" e lì è divertente far fare
"fiki fiki" (senza fini procreativi) a persone di ogni sesso o
riattribuire ruoli e funzioni a seconda del nostro modo di vedere la
vita.

Ogni gioco educa ed è per questo che esiste la categoria dei political games (di cui ad esempio fa parte Molleindustria)
che propongono un’altra realtà virtuale possibile e sostengono cose
diverse. Peccato che di esperienze così ce ne siano molto poche perchè
con i giochi si guadagna e se si forma il cittadino o la cittadina
plagiata e indottrinata del domani per alcuni è anche meglio…

E voi? C’e’ un gioco che secondo voi finisce per educare in modo negativo?

—>>>Da Femminismo a Sud