L’hackmeeting 2008 secondo me

Arrivare all’Ask191 di Palermo e trovarsi con una scopa in mano a spazzare fango e acqua e stato un attimo. L’hackmeeting
per me è cominciato così, qualche settimana prima delle date fissate,
quando ancora c’era molto da fare e tutt* erano all’opera per
reinventarsi un posto che non c’era, anzi che c’era ma per usi fino a
quel momento non così pretenziosi.

Ho trovato
chi rifaceva i bagni e si intestardiva perchè oltre alla rete idrica
bisognava piazzare anche le cassette dello scarico. C’era chi stava
rimettendo completamente a nuovo la cucina e la decorava e ridecorava
con la meticolosità di chi da valore ai luoghi che sente propri. C’era
chi riprogettava la rete elettrica e il lan space perchè in un
hackmeeting devi averci un bel po’ di elettricità e di sicuro devi
averci una rete funzionante.

L’organizzazione
divisa in gruppi per niente rigidi perchè poi si faceva quello che
c’era bisogno di fare. Dare di ramazza agli spazi dormitorio
immaginando che dovessero essere protetti, sicuri, senza pioggia. Così
siamo stati a sistemare le enormi aperture esterne, ad immaginare
argini contro il vento e la pioggia e a lavare via il fango accumulato
in anni e anni di polverosa esistenza palermitana. Ci siamo fatti
venire i calli che sono puntualmente esplosi per lasciarci doloranti a
continuare a tappare zone pericolose, strane buche che abbiamo
immaginato potessero rappresentare una sorta di rifugio segreto per qualcuno o per qualcosa, aperture alle pareti troppo basse e troppo larghe da non farci avvicinare nessuno. 

Nel frattempo
il gruppo cucina lavorava ad un progetto di bio-alimentazione fatto di
prodotti coltivati con metodi naturali e di un servizio di piatti in
mais. La monezza rigorosamente differenziata e il compost alimentare da
riciclare. Le posate di metallo da lavare con detersivi ecocompatibili.

La zona giardino
con degli angoli fatti di fontane e panche in pietra decorate da
ceramiche con uno stile che pareva preso da un’opera di Gaudì. Una
specie di tempio che abbiamo ironicamente immaginato adeguato ai raduni
estivi di una possibile "cupola" data la struttura misticheggiante e la
solidità delle vetrate che la coprivano.

http://www.punto-informatico.it/punto/20081003/hackit.jpg
Via via che
si andava avanti a arrivava altra popolazione dell’hackit a tirar su le
maniche e a dare una mano, il posto prendeva forma e solo l’ostinazione
e la tenacia hanno potuto superare il travaso di acqua nere, il quasi
allagamento della zona notte e un milione di altre difficoltà.

Alla fine eravamo pront* ad accogliere gli ultimi arrivati ed è stato magnifico rivedere vecchi amic* e compagn*.

Tra un
seminario e l’altro ho fatto la pizzinara, quella che conta gli
affamati, rilascia pizzini e torna in cucina a dire all* chef quante
pance ci sono da sfamare. Tra una pizzinata e l’altra ho sbucciato di
tutto, a parte le cipolle che mi fanno un effetto cascata che non sarei
più riuscita a contenere per giorni interi. Quando è stato possibile ho
messo in condivisione le ricette open source che venivano dettate e preparate sotto stretta supervisione di un mitico zio (grazie a reginazabo di averle fotografate e pubblicate).

Le cose belle
che ho visto, a parte quelle che non sono riuscita a vedere e che spero
di poter recuperare quando i materiali dei seminari saranno online o
altr* faranno report per noi tutt*, facevano rima con una creatività
condivisa fatta di progetti regalati alla comunità. Così la freebox,
lavoro di squadra – presentato da lesion e drama e partecipato da lucha
– su fluido che mette assieme podcast, social network, bit torrent, e
inventa un p2p che saremo liete di testare.

Mi dispiace
aver perso un po’ di cose come il seminario/presentazione sullo
Steampunk. Ho preso però un bel libro presentato in anteprima che vi
dice tutto ed è stampato con licenza creative commons 3.0 in versione
italiana da Xbook: Steampunk Guide to Apocalypse di Margaret Killjoy edita da Strangers in a Strangled Wilderness, il collettivo editoriale anarchico statunitense che pubblica anche lo stupendo Steampunk Magazine. QUI trovate la ottima introduzione che già vi spiega di cosa si tratta. QUI trovate la guida per intero e in inglese. 

Il volume italiano, tradotto e curato da Reginazabo, esce in libreria il 15 ottobre per i tipi di Agenzia X, ed è corredato da due appendici supplementari contenenti articoli tratti dallo Steampunk Magazine e da una bibliografia e webografia ampliata ed è illustrato da Colin Foran e da Nick Kole.

Mi sono persa anche la presentazione di pinke, ginox e obaz del primo numero delle Collane di Ruggine ma mi sono goduta il reading fatto da kraken degli splendidi racconti di ginox che trovate anche sul blog.
Collane di Ruggine è un esperimento di pubblicazione che prende a
prestito il metodo di produzione partecipata e collettiva e
distribuzione della autoproduzione musicale. Una modalità intelligente
di fare stampa e divulgazione di contenuti su carta in no-copyright o
creative commons a seconda della preferenza di chi li redige. Sul blog
trovate anche i punti di attuale distribuzione ma aspettatevi di vedere
altre innumerevoli presentazioni in mille posti diversi.

Ho beccato
un pezzetto del seminario di vecna e mi sono fatta raccontare un
bignami di quello di bakunin con il suo web 3.0 del quale attendo di
sapere di più. Avrei voluto chiedergli tante cose mentre spazzavamo
acqua nera al buio o tra una martellata e una impastata di cemento che
ale rasta piazzava a fissare le grate di metallo. Avrei voluto ma c’era
troppo da fare e abbiamo condiviso l’esperienza fatta di fatica e che
si dirigeva verso un obiettivo preciso: tre giornate di passaggio di
saperi e di partecipazione viva di una comunità che non smette mai di
rimettersi in discussione e che sin dal 1998 stabilisce un modo
differente di fare tecnologia militante in momenti autogestiti,
autofinanziati, in luoghi che hanno una storia di autogestione o che
quella storia iniziano a crearsela.

E’ stato
grande vedere hy, splendida creatura che si mimetizzava accovacciata
tra le ceramiche gaudiane mentre con lucidità e calma svizzera
dettagliava conti e misure delle magliette, roba da bere e notizie
attente da comunicare alla stampa curiosa che ogni tanto veniva a farci
visita. Grandi i ragazzi dello Zetalab,
testardi fino allo stremo, a combattere con fili e cavi, intrugli
reticolari da mettere in ordine e organizzare, fabbricare, deviare,
dirigere.

http://www.punto-informatico.it/punto/20081003/hacks.jpg

Poi c’era Asbesto e la banda del freaknet medialab catanese, quelli di Radio Cybernet, la prima radio web italiana. Asbesto fabbrica computer in legno e nel sito trovate le foto di tutte le fasi di realizzazione. A palazzolo acreide c’e’ una costola del freknet: il poetry hacklab, con un meraviglioso museo dell’informatica
che ancora esige una sede adeguata. Il freaknet group si è piazzato a
sfidare la pioggia e il maltempo che hanno contrassegnato l’hackmeeting
palermitano. In un angolo tra la zona dormitorio e un’aula seminari,
coperti da un tendone verde, accanto alle tende da dormirci e con tutto
il necessario per fare radio ascolto (con la domanda: l’etere è etero o è gay?) e per stare in connessione dal risveglio sino all’ultimo sbadiglio.

Poi c’era tutta la banda dell’ask191
che di calli esplosi e doloranti ne hanno fatti davvero tanti. Non si
sono risparmiati un solo attimo. Con la fantasia di chi vede un metro
di fango e detriti e buchi e guarda lontano a come quello spazio
potrebbe essere anzi già è. Tutta la banda dell’hackmeeting alla fine è
fatta di Cassandre esperte, di quelle che sanno andare verso gli
obiettivi senza lasciarsi scoraggiare.

Il popolo dei cucinieri askesi, coadiuvati a turni da compagn* della comunità hackmeeting, hanno infine condiviso ricette
e raccontato di metodi di coltura e del perchè quello spazio è usato
anche per farci il Barattolo, mercatino di prodotti bio che mischia
produttori a donne e uomini che vengono a rifornirsi da tutto il
quartiere. I seminari più entusiasmanti li ho visti nel passaggio di
informazioni, nelle domande, nelle curiosità soddisfatte, nella
comunicazione realizzata tra esperti del computer e sbucciatori di
melanzane appassionat*.  Il peperone a pezzetti stimolava la narrazione
del perchè linux invece che windows, perchè open source, software
libero, perchè no-copyright, perchè la difesa della privacy, perchè la
lotta per i diritti digitali. 

Poi c’erano le Malefimmine
che in quello spazio fanno l’area ascolto e informazione sulla
sessualità, che hanno diffuso il loro opuscolo informativo (potete
scaricarlo da QUI)
e che hanno proposto e organizzato un workshop su Noblogs. Io ho fatto
quello, spiegando ai tech braverrimi, da beta tester improvvisata,
quali cose sarebbero da migliorare e correggere. Così abbiamo scoperto
che c’e’ davvero una versione beta
che è ricca di novità – come l’algoritmo che ti fa vedere quali
discussioni attraversano noblogs – e che potremo presto utilizzare.
Grande è stato lo scambio di informazioni che le ragazze hanno avuto
con i tech presenti mentre approfittavamo della presenza di espanz per chiacchierare sul video per il cui montaggio lei ha collaborato: "vogliamo anche le rose".

Nel frattempo
tutt’attorno potevi trovare il dhcp umano (chi ti assegna un indirizzo
ip), robot fabbricati con metalli e scarti di elettrodomestici usati,
il nettarello che potete vedere sopra nel video, mirabilmente
presentato da Kaos alla giornalista quantomeno disinformata di La7 che
si è bevuta la enorme balla dell’attrezzo che "risucchia tutta
l’internet" e che misura "quanta internet c’e’". Potevi trovare quelli
che ti facevano vedere il progetto "Republic of Gossip"
che vi consiglio di scaricare, installare e sperimentare. Trovavi
quello che senza capire un’acca di quanto stava accadendo veniva a
chiederti se stavi facendo un attacco alla prefettura e non era
semplice spiegare che gli hacker non sono cracker e che la
disinformazione associa il termine (che è proprio di chi si arrangia,
fa da se’, non si arrende di fronte agli ostacoli ma si incaponisce per
risolvere un codice o correggere un errore) ad una roba criminale
giusto perchè the business is business e se non ti inventi dei nemici
non può certo continuare a dominare il mercato e a sfriculiare tutti
gli acquirenti con i pessimi microsoft e tutti gli accessori e
accessorini che bisogna comprare per far funzionare una macchina che
con un linux, anche semplice (prendi ubuntu), funzionerebbe alla grande.

Vallo a
spiegare agli acquirenti che i virus viaggiano su windows e che della
microsoft paghi una licenza a computer e tutti i software che devi
installare per farci qualunque cosa: scrivere, disegnare, ascoltare
musica, etc etc… Come si spiega alle scuole e alle amministrazioni
pubbliche che con linux sui propri computer risparmierebbero e
farebbero risparmiare alla collettività (perchè sono soldi pubblici,
quindi nostri) un mare di soldi, perchè non è gratis ma è open e di
sicuro non costa quel paio di centinaio di euri a licenza per singolo
pc.

Nei dintorni trovavi anche quell* di Ippolita che hanno all’attivo la pubblicazione "Open non è free" e "Luci ed ombre di google", entrambi liberamente scaricabili da QUI. C’erano quell* di Indymedia Calabria, uno dei nodi dei nuovi IMC aggregati – assieme ad altri progetti affini – nel nuovo bel progetto di Italy Indymedia. C’erano anche quell* che facevano la call per un appuntamento romano l’11 ottobre della giornata europea *Freedom not fear, fermiamo l’escalation della sorveglianza*. Trovavi gli splendidi libri della eleuthera e compagn* che venivano da qualunque posto, america, brasile, spagna, inghilterra.

Porto
con me sorrisi e abbracci, il buon sapore del pane di farina scura e
della marmellata fatta all’ask, gli odori della cucina rispettosa dei
desideri vegetariani e di quelli vegani (che passavano sempre in testa
alla fila perchè in minoranza), la soddisfazione di un progetto
entusiasmante che è riuscito bene e che ha coinvolto i palermitani e le
palermitane coinvolgibili mentre nella città c’erano feste
universitarie, notti bianche, cantanti famos* aggratis che riempivano
piazza politeama e tutto il centro storico. Porto il gusto divertito
delle battute fatte mentre scorrevano gli interventi dell’assemblea di
chiusura nella quale si è deciso di riportare l’hackmeeting alle date
originarie, in giugno, con un pre-hack in aprile, dove i disfattisti
dichiaravano la sconfitta dell’hackmeeting e tant* di noi si
scambiavano sguardi pieni di soddisfazione perchè ce l’avevamo fatta,
con un bilancio più che positivo, con la cassa hackmeeting reintegrata
per riprogettare un altro hackit per l’anno successivo.

Porto
con me la partenza turnata di chi è partit* presto, un po’ più tardi o
qualche giorno dopo perchè l’ask è piaciuto tanto, come la sua gente,
come la città che lo ospita. Porto le decine e decine di dolci,
cannolicchi, sigarette, bigne’, baba’, cassatine, crostatine, che ci
siamo concess* per un arrivederci ricco di calorie. Porto gli
interventi costruttivi di chi voleva mettere a disposizione i materiali
online, di chi suggeriva date, metodi di accoglienza dei visitatori e
delle visitatrici senza insistere sulla schedatura/narrazione
folkloristica dei singoli personaggi dell’hackit che alimenterebbe
esclusivamente luoghi comuni e stereotipi che volgliono i nerd tutti
uguali, magri, con gli occhiali neri e disponibili a saltare il pasto
per stare al computer. Ve lo dico da pizzinara oramai professionista: i
nerd mangiano bene, abbondante e soprattutto pepatissimo (grazie agli
intrugli piccantissimi di ale rasta). Apprezzano la buona cucina,
prendono appunti sulle ricette, cucinano e lavano i piatti e ogni tanto
– troppo poco in verità ma stiamo lavorando per voi 😛 – hanno pure le
tette. Insomma sono dei buongustai!

Porto con me il rammarico per non essere riuscita a restare più a lungo per partecipare alla manifestazione dell’11 ottobre
contro lo sgombero dell’ExKarcere. Andateci se potete e portate
solidarietà ad uno dei pochi spazi palermitani che resiste al pessimo
clima che si respira a palermo.

Per finire vi lascio un po’ di info utili e link che possono servirvi ad approfondire:

—>>> L’hackmeeting si prepara, organizza in mailing list, sito e wiki e i materiali (che via via verranno inseriti) potete trovarli QUI: con approfondimenti di crittografia, web 3.0. gestione dei rifiuti, etc etc.

—>>> Altri report potete trovarli: QUI, QUI, QUI.  

—>>> QUI trovate il post dell’hackit 2007 con riferimenti e link che vi piacerà consultare (per chi non l’ha già fatto);

—>>> QUI
trovate il mio Abc della femminista teknologica che è utile come intro
all’uso del pc in maniera consapevole e ha un approccio critico e di
genere alla tecnologia.

La prima affermazione dell’abc
è stata contestata da alcun* amic* all’hackit perchè io dico che il
computer va liberato dall’aurea di sacralità e dunque lo descrivo come
un elettrodomestico mentre loro partono proprio dal presupposto che il
pc non è un elettrodomestico, nel senso che non ha solo alcune precise
funzioni attraverso le quali una macchina può fare un lavaggio a
novanta gradi piuttosto che una registrazione video in dvd. Definirlo
un elettrodomestico per loro è limitante. Dal mio punto di vista
qualunque cosa si possa programmare e riprogrammare non ha limiti. Se
però devi semplicemente usarlo non puoi immaginare che appena pigiato
il tasto On già si rompe. Innanzitutto cancellare l’ansia e la paura e
poi il computer diventa una macchina qualunque, di quelle che se si
rompe non hai il timore di "perdere tutto" e di metterci le mani sopra
per provare ad aggiustarla. Per il prossimo hackit una storia sui
linguaggi e un approccio di genere nella trasmissione del sapere
teknologico sarebbe grandiosa. Mi prenoto in anticipo 🙂

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—>>>Da Femminismo a Sud 


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